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La Villa Romana del Casale, già dal 1997, è stata dichiarata dall’UNESCO Patrimonio inalienabile dell’Umanità in quanto rappresenta in modo completo non solo una straordinaria ed importante testimonianza della vita romana nell’ultimo scorcio dell’impero ma anche il complesso sistema di relazioni economiche, sociali e culturali in cui era inserita, con particolare riferimento al bacino del Mediterraneo. |
Attraverso i suoi mosaici si può ripercorrere la storia del più grande fra gli imperi, una sorta di album fotografico che visualizza non solo le scene di vita quotidiana, ma anche raffigurazioni di divinità e di eroi, scene di caccia, amorini e fanciulli dediti a gare nel circo e altre innumerevoli rappresentazioni che lasciano il visitatore esterrefatto per la bellezza di ciò che è sotto i suoi occhi. La Villa, che si erge su una superficie di oltre 3.500 metri quadrati, era con molta probabilità la residenza di caccia dell’imperatore Massimiliano, detto Herculeos Victor, o di un importante patrizio romano, forse Valerio Proculo Populonio.
Si sviluppa in quarantotto ambienti, in molti dei quali si ammirano gli splendidi mosaici realizzati quasi certamente da maestranze nordafricane presso le quali era in uso questa tecnica. La struttura fu realizzata tra la fine del III secolo e l’inizio del IV. Le prime campagne di scavo a carattere scientifico furono intraprese dal Comune di Piazza Armerina nell’anno 1881, abbandonate di lì a poco furono successivamente riprese fra il 1935 ed il 1939, ma fu solo nel 1954 che la Villa cominciò ad essere portata alla luce ad opera del grande Archeologo Gino Vinicio Gentili, che con una campagna di scavi durata ben nove anni, ha consegnato al mondo una tra le più stupefacenti ed inestimabili gemme della storia dell’arte. Abitata anche in età araba, la Villa fu parzialmente distrutta dai normanni, successivamente, una valanga di fango, proveniente dal monte Mangone che la sovrasta, la coprì quasi totalmente. La morfologia del terreno ha condizionato e determinato lo sviluppo planimetrico della struttura, conferendo alla stessa una organizzazione che si sviluppa su tre livelli seguendo il declivio della collina su cui si erge, determinando peculiarità architettoniche che hanno dello straordinario. La Villa armerina è suddivisa in diverse parti, la zona residenziale costruita intorno al grande peristilio centrale su cui si affaccia anche la basilica, che era riservata ai ricevimenti ufficiali, una zona di rappresentanza con il peristilio ellittico (Xistus) e la grande sala trilobata (Triclinio), il complesso delle terme con l’acquedotto che provvedeva al suo approvvigionamento. Il cortile poligonale che rappresenta l’ingresso della villa funge anche da cerniera fra zone in cui la stessa è suddivisa. Tutte le raffigurazioni, realizzate con la tecnica del mosaico, meritano di essere ammirate, fra queste le più famose sono, nell’Ambulacro della Grande Caccia, la cattura e il trasporto degli animali destinati ai giochi circensi, nel vestibolo, la lotta tra Eros e Pan e la rappresentazione di Ulisse e Poliremo; nel triclino le fatiche di Ercole. Ma sicuramente la raffigurazione più celebre è quella delle fanciulle in bikini che è allocata in una delle sale a sud del peristilio. La Villa è facilmente raggiungibile attraverso l’autostrada Palermo - Catania uscendo allo svincolo di Enna o Mulinello e proseguendo per la città di Piazza Armerina; si possono utilizzare anche i collegamenti ferroviari sulla tratta Palermo – Catania.
 

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